Correre è un privilegio
Quattro volte a settimana, cascasse il mondo. Ma dietro ogni uscita c'è qualcuno che ti sta coprendo le spalle.
2026, fin qui.
Questo 2026 sta andando come deve andare.
Ludo cresce alla velocità del suono: si muove in giro per casa senza remore e con un coraggio che, a volte, è un esempio anche per me.
Il lavoro procede e se i pianeti continuano ad allinearsi, potrei avere un ufficio tutto mio entro qualche mese.
E la corsa?
La corsa ha ripreso il suo posto nella routine, con costanza. Le solite quattro volte a settimana, cascasse il mondo. Do molta priorità al benessere fisico perché sono davvero convinto che contribuisca a quello mentale tanto quanto qualsiasi altra cosa.
A marzo ho corso Ultrabericus Integrale sui Colli Berici di Vicenza. Sessantasette chilometri, 7:15 di gara — quindici minuti in più rispetto a due anni fa. Onesto? Ero convinto di correre più forte. Ma la verità è una sola: la mia vita rispetto a due anni fa è cambiata, e la corsa me lo ha ricordato con grande chiarezza.
Dopo quel periodo di lunghi allenamenti e ore nei boschi ho rallentato, con l’idea di tornare a gareggiare a maggio. Volevo tornare dove tutto era iniziato: il Gran Raid delle Prealpi Trevigiane.
La mia avventura con le ultra era cominciata proprio qui, nel 2022. Avevo deciso di correre Lavaredo l’anno successivo — preso una gara vicino a casa e l’avevo corsa. 45km con 3400m di dislivello. Una gran prova per il me di allora. Credo di aver chiuso in poco meno di 9 ore.
Strava del Gran Raid 2022.
Strava del Gran Raid 2026.
La preparazione di questi ultimi mesi è stata diversa rispetto a Ultrabericus. Era una gara a cui ho scelto — consapevolmente — di dedicare meno impegno mentale, lasciando spazio agli imprevisti. Quell’approccio mi ha aiutato a prendere la preparazione con una serenità che non mi aspettavo.
Gara
Sveglia presto, colazione, ritorno a letto con Ludo. Angela va a lavoro, si sveglia Ludo, colazione insieme. Arrivano i nonni. Arriva Paolo, un amico, per portarmi alla partenza.
La prima sfida era arrivarci senza intoppi. Ce l’ho fatta — poi è partita la gara, e mi sono ritrovato a correre una delle mie salite preferite: una forestale che sale per diversi chilometri verso una cima da cui si vede casa.
La gara va bene. Le gambe girano, non ho mai grandi difficoltà. Mi diverto. La temperatura è ideale — ben diversa dal diluvio annunciato. Da metà in poi comincio a recuperare anche qualcuno. Strano, di solito quello che esplode sono io.
Mi ritrovo nel bosco con una sensazione di libertà enorme. L’aria del bosco che mi entra dentro. Sono al posto giusto nel momento giusto.
Poi la testa parte per la tangente, prima dell’ultima salita.
Le balise sono lontane tra loro. A un incrocio l’orologio mi dice di girare, le balise no. Seguo le balise — ma dopo un chilometro mi accorgo che alcune persone che avevo sorpassato e distanziato mi sono di nuovo attaccate. Avevano seguito la traccia GPX.
Non so il perché, ma un senso inutile di ingiustizia mi pervade e il cervello comincia a combattere con le gambe. È tutto così irrazionale, ora che lo scrivo. In quel momento, però, quei pensieri erano totalizzanti — e quasi non volevo più salire per quell’ultima lunga salita sulle piste da sci del Nevegal.
Arriviamo attorno ai 1700 metri. Le temperature si fanno fresche, c’è della neve, e le persone che incrociamo sono vestite come se stessero per scalare il Nanga Parbat.
Poi il paesaggio. La vista sulla pianura, su casa, sulle cime vicine. E i pensieri si placano, quasi da soli. La voglia di correre ritorna.
Mi lancio in discesa verso l’ultimo ristoro. Alberto — un amico che faceva assistenza a un altro atleta — mi aiuta a prendere l’ultima flask dallo zaino, e parto a picco. Qualche rilancio in salita spacca-gambe, qualche chilometro di discesa dura e muscolare, poi gli ultimi chilometri che conosco a memoria.
Taglio il traguardo.
Angi e Ludo sono lì ad aspettarmi. Sono felice. Sono grato.
Come dicevo al mio allenatore Tommy — sì, Tommy allena Tommy — la corsa in questo periodo è un privilegio. È un privilegio il tempo che passo fuori ad allenarmi in settimana, mentre Angela tiene Ludo. È un privilegio fare i lunghi nel weekend, nei momenti in cui potremmo stare insieme come famiglia. È un privilegio avere i miei genitori che stanno con mio figlio per permettermi di correre questa gara. È un privilegio avere Paolo nel percorso che mi sostiene e mi dà i passaggi a casa.
Gratitudine
Ogni gara mi ricorda quanto do per scontato quello che faccio — e come lo faccio.
L’altro giorno ho ricevuto una mail da una persona che ascolta il podcast di Introspective Running. Mi esortava a continuare il progetto, dicendo che c’è bisogno di parlare anche di benessere mentale ed emotività nello sport, oltre che di performance.
Quella mail mi ha ricordato quanto mi piaccia fare il podcast. E quanto mi piaccia scrivere.
Ed eccoci qui.
Mi auguro di ritrovare un ritmo per tornare da voi con più costanza. Se sei arrivato fin qui, grazie — significa che vale la pena continuare.
Parentesi tecnica — forse non ti interessa, ma eccola.
Per i tempi mi sono preso come riferimento la gara di un amico che l’aveva corsa l’anno prima. Bella gestione la sua, pensavo di poter fare lo stesso.
Il mio allenatore mi aveva dato due indicazioni chiare su quando andare cauto e quando spingere.
Spoiler: non l’ho ascoltato.
Ho impostato dei ritmi e delle zone cardio che conoscevo e pensavo di poter mantenere per 5 ore. Ecco com’è andata con l’alimentazione:
Totale: circa 430g di carboidrati in 5 ore.
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Forse il bello delle Ultra è proprio questo…nonostante il casino di gambe, gel, carbo, meteo, mal di pancia, mille pensieri, paure, adrenalina…hanno la capacità di mettere in ordine priorità e aprirci gli occhi su quanto abbiamo e diamo per scontato.
Bravo amico mio ❤️🪽